martedì 12 agosto 2008

quando la città si svuota

Strade deserte. Il silenzio più totale, senza nessun rumore di auto o di persone. Immobilità.
Ieri, verso mezzanotte, ero stesa sul letto a leggere in attesa di cadere tra le braccia di Morfeo, e pensavo a quanto irripetibile sia un momento come questo. Il caos romano, per un attimo fermo e muto. Come se qualcuno avesse di colpo tolto l'audio. Come se fosse appena stata scattata un'istantanea fatta di silenzio e calma.

Una sensazione di pace che ti entra dentro e ti fa rilassare, lontano dalle mille macchine sovrapposte che cercano di sorpassarsi a vicenda nelle strade più strette e senza motivi validi.
Poi, di colpo, ti viene voglia di continuare ad immergerti nella lettura per scacciare i pensieri di quelle cene estive infinte, sotto il chiaro di luna. O di quelle giornate di vacanza fatte di un intenso girovagare che presuppone un fancazzismo al 100%. Lontano dal computer, lontano dalle televisioni e dai giornali.
E invece, eccoci qua. Sempre con gli occhi davanti al pc, sempre dentro alle notizie del giorno che, Olimpiadi a parte, regalano ben poche soddisfazioni. Certo, la situazione in Georgia sta diventando giorno dopo giorno pesantissima, ma come ogni guerra estiva, per un diabolico meccanismo di menefreghismo di ferragosto, ce ne sbattiamo tutti allegramente. Come se niente fosse più importante di svaccarsi a mangiare un gelato, nell'assoluta pigrizia.
Ma i morti restano, cazzo. Qui si parla di TANTI morti, di TANTI carrarmati che stanno entrando in una nazione indipendente. Ma il clima è quello di farsi scivolare le news addosso. Perchè le redazioni sono vuote, non c'è la percezione di star dando importanza alla cosa giusta. Sappiamo che è importante, ma lo è solo per i pochi che sono ancora qua.
E nella mia redazione siamo in 6. Tre + tre stagisti (di cui, non si sa bene perchè, due praticamente part time).

Stamattina entravo più tardi. Stamattina mi sono coccolata nel letto e poi ho stirato al ritmo degli Smiths. Mentre ieri sera mi sono preparata una bella cenetta mentre guardavo un film demenziale in tv. E poi mi sono data alla manicure e alla lettura.
In una parola: relax. Ci vuole, ogni tanto.

Ciò che più mi infastidisce in questa Roma spettrale di agosto, sono i turisti e le loro maledette macchine fotografiche a Piazza di Spagna, alle 12 o alle 21, gli orari in cui sto passando in questi giorni. Foto da tutti i punti di vista. Foto di gruppo davanti alle vetrine di via Condotti. Foto alle botticelle e ai cavalli. Ma dico io..è la prima volta che vedete una vetrina di Dior? O che vedete un cavallo? Cazzo! Andatele a fare dal Campidoglio, con quella vista mozzafiato sui Fori..no. E poi si incazzano se passo in mezzo. Grrrrrrrr!

Giovedì torno al paesello, per Ferragosto. Detta con sincerità, non ne ho nessunissima voglia. Spero almeno di starmene in spiaggia.

1 commento:

El(o)i(sa) ha detto...

La calma apparente su Roma sta lentamente svanendo. Per alcuni giorni sembrava quasi di vivere in una città a misura d'uomo. Con la solita lentezza dei mezzi, ma con tanti parcheggi a disposizione. Perchè a Roma le cose possono andar bene solo a metà.
Ma almeno in questo periodo quella metà era giusta.