Non si può bere seduti per terra
Non si può comprare alcol dal pachi dopo le 22
Non si può oltrepassare le 23.30 per i concerti
Non c'è niente da fare. Nè un concerto interessante, solo cinema all'aperto e di alta qualità (non che faccia male, ma se esco alle 22 da redazione non ho proprio voglia di vedermi un film muto oppure con i sottotitoli dallo svedese)
La mia dolce metà è in ferie dall'altra parte del mondo.
Fanno 40 gradi e io e Midori ci squagliamo.
E poi non venitemi a dire: Nicoletta rilancia l'estate.
Sì, con la lirica e i laboratori per bambini..
Un'estate da pensionati insomma.
Vorrà dire che finirò Dance Dance Dance che sto divorando e farò la tesi.
Olè.
giovedì 30 luglio 2009
Evviva il Don che si ribella alla curia
Don Nildo si difende: "Cantare è un dono di Dio"
Sul parroco di San Bartolomeo della Beverara piovono le critiche della Curia dopo che ha concesso una sala al coro gay Komos
di Sara Scheggia
Dare una sala della parrocchia ad un coro è normale amministrazione. Ma se i coristi sono tutti gay? "Ogni buon parroco deve chiedere l’autorizzazione per le attività straordinarie", dice Monsignor Ernesto Vecchi. Don Nildo non ha chiesto nessun permesso per ospitare il coro gay bolognese, e non ha intenzione di farlo nonostante il richiamo della Curia. "Neanche per sogno — risponde il sacerdote di San Bartolomeo della Beverara — Conosco i miei limiti, e cantare è usare un dono di Dio".
Don Nildo Pirani ha concesso a Komos, coro bolognese primo in Italia a comprendere solo ragazzi gay, una sala della sua parrocchia di via della Beverara per fare le prove. "Sono omosessuali, non significa che cantano in maniera diversa — spiega il "Don" 71enne — Non è vero che è attività straordinaria, ma normale amministrazione". E aggiunge, con un cenno di ironia: "Il parroco non deve mica eseguire tutti gli ordini della Curia: io so bene quali sono i miei compiti, e se dovessi chiedere il permesso tutte le volte sarebbe bello".
Il sacerdote, che insegna anche introduzione alle sacre scritture alla Scuola diocesana di formazione teologica, non è nuovo ai rimproveri di via Altabella. Lo scorso dicembre, infatti, ha ospitato nella sua chiesa la veglia per le vittime dell’omofobia, promossa dal movimento cattolico di base "Noi Siamo Chiesa". Era la prima celebrazione pubblica di questo tipo in regione, e in quell’o ccasione Vecchi la giudicò come "un azzardo del parroco".
In realtà, la Curia aveva autorizzato la stessa veglia nel 2007, ma si trattava di una celebrazione per soli gay. "Un mio azzardo? Pazienza. Non prendevo posizione, come non lo faccio ora — racconta Don Nildo — Ho solo accolto una preghiera. L’anno prima l’a rcivescovo l’aveva autorizzata: era in una chiesa di campagna e c’e rano solo gay". Il parroco ricorda che non è sua intenzione "fare delle valutazioni", e che se Komos si proponesse per animare la messa "in quel momento rifletteremo e chiederemo". Per ora, però, mette bene in chiaro: "Le cose straordinarie sono tutt’altro, come ospitare i partiti — conclude pacato — cantare in chiesa non lo è, perché non c’entrano gli atti religiosi. Vorrei che capissero tutti che ho soltanto offerto una sala ad un coro".
Se mai mi sposerò e per qualche strano motivo dovessi farlo in chiesa, chiederò a Don Nildo.
A chi ha commentato dicendo che la chiesa non condanna l'omosessualità come condizione ma come esercizio di una sessualità sbagliata perchè non finalizzata alla procreazione, rispondo: allora depenalizzate anche voi l'omosessualità come reato. Ipocrisia allo stato puro. Ignoranza. Supponenza.
Sul parroco di San Bartolomeo della Beverara piovono le critiche della Curia dopo che ha concesso una sala al coro gay Komos
di Sara Scheggia
Dare una sala della parrocchia ad un coro è normale amministrazione. Ma se i coristi sono tutti gay? "Ogni buon parroco deve chiedere l’autorizzazione per le attività straordinarie", dice Monsignor Ernesto Vecchi. Don Nildo non ha chiesto nessun permesso per ospitare il coro gay bolognese, e non ha intenzione di farlo nonostante il richiamo della Curia. "Neanche per sogno — risponde il sacerdote di San Bartolomeo della Beverara — Conosco i miei limiti, e cantare è usare un dono di Dio".
Don Nildo Pirani ha concesso a Komos, coro bolognese primo in Italia a comprendere solo ragazzi gay, una sala della sua parrocchia di via della Beverara per fare le prove. "Sono omosessuali, non significa che cantano in maniera diversa — spiega il "Don" 71enne — Non è vero che è attività straordinaria, ma normale amministrazione". E aggiunge, con un cenno di ironia: "Il parroco non deve mica eseguire tutti gli ordini della Curia: io so bene quali sono i miei compiti, e se dovessi chiedere il permesso tutte le volte sarebbe bello".
Il sacerdote, che insegna anche introduzione alle sacre scritture alla Scuola diocesana di formazione teologica, non è nuovo ai rimproveri di via Altabella. Lo scorso dicembre, infatti, ha ospitato nella sua chiesa la veglia per le vittime dell’omofobia, promossa dal movimento cattolico di base "Noi Siamo Chiesa". Era la prima celebrazione pubblica di questo tipo in regione, e in quell’o ccasione Vecchi la giudicò come "un azzardo del parroco".
In realtà, la Curia aveva autorizzato la stessa veglia nel 2007, ma si trattava di una celebrazione per soli gay. "Un mio azzardo? Pazienza. Non prendevo posizione, come non lo faccio ora — racconta Don Nildo — Ho solo accolto una preghiera. L’anno prima l’a rcivescovo l’aveva autorizzata: era in una chiesa di campagna e c’e rano solo gay". Il parroco ricorda che non è sua intenzione "fare delle valutazioni", e che se Komos si proponesse per animare la messa "in quel momento rifletteremo e chiederemo". Per ora, però, mette bene in chiaro: "Le cose straordinarie sono tutt’altro, come ospitare i partiti — conclude pacato — cantare in chiesa non lo è, perché non c’entrano gli atti religiosi. Vorrei che capissero tutti che ho soltanto offerto una sala ad un coro".
Se mai mi sposerò e per qualche strano motivo dovessi farlo in chiesa, chiederò a Don Nildo.
A chi ha commentato dicendo che la chiesa non condanna l'omosessualità come condizione ma come esercizio di una sessualità sbagliata perchè non finalizzata alla procreazione, rispondo: allora depenalizzate anche voi l'omosessualità come reato. Ipocrisia allo stato puro. Ignoranza. Supponenza.
sabato 11 luglio 2009
flash

Ennesimo corteo dell'onda.
Ore 22.15: cerco di tornare a casa passando per via Zamboni. Sotto le due torri, all'imbocco della strada, tre furgonette della polizia.
Chiedo: "Posso passare?"
"Ah, veda lei. Magari in bici la lasciano passare"
"Beh, si, vado tranquilla"
"Stia attenta. Soprattutto alla catena"
"La catena? E perchè mai?"
"Magari gliela prendono e poi ci picchiano qualcuno, o lei stessa"
"Ma su, ma che dice. Vado che è meglio"
"Buona fortuna"
A parte toccarmi in posti a sinistra e comunque antisfiga, mi chiedo: ma che lavaggio del cervello ti fanno quando entri in una qualsiasi delle forze dell'ordine?
Mah
Nel frattempo è iniziata la vita di redazione, ne sono felice. Anche se, proprio come un anno fa, fatico a trovare tempo per fare normali azioni quotidiane..e a volte ti domandi se tutti questi sacrifici, prima o poi, serviranno a qualcosa.
Come spesso accade, con cadenza direi trimestrale, ho reale mancanza nonchè bisogno viscerale delle mie ragazze. Mi dispiace non passare l'ennesima estate con voi, le cene all'aperto, le domande insistenti su "cosa fare stasera". Marta ha ragione: ho bisogno di dieci giorni montegranà-citanò e viceversa.
Santa donna, sante parole.
Speriamo almeno di riuscire a vedere i Tv on the Radio, il 21 luglio a Ferrara.
Abbiamo appena fatto una bella merenda in ufficio con focaccia ligure e spumante. E si cazzeggia, è sabato.
Un anno fa, Roma..bello ricordarselo. Magari faccio un salto prima o poi.
Chiudo con un sospiro di sollievo: habemus terza coinquilina. Meno male: girl power. Basta nullafacenti pigri e comodi.
Buona domenica
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